Lea BEHAR

Nata a Istanbul (Turchia) il 14/03/1900 – arrestata 8/11/1943 – assassinata ad Auschwitz.

Negli anni ’20 arrivano a Milano dalla Turchia dei nuclei familiari molto numerosi: i Dana; cinque fratelli e una sorella, Lea, con i rispettivi coniugi, diversi figli ed altri parenti; abitano in diverse abitazioni tra viale Espinasse e corso Sempione.
Hanno ottenuto tutti la cittadinanza italiana ed esercitano piccole attività di commercio ma dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938 sono tutti ridotti alla condizione di apolidi e la vita di tutti i giorni diventa sempre più difficile.
Lea Behar è rimasta vedova da pochi anni e, per fuggire ai bombardamenti, ha trovato ospitalità, con le due figlie Sara ed Estrea (detta Stella) presso la famiglia Modena a Cantù; la permanenza a Cantù termina il 29 ottobre 1943, quando Sara viene ricoverata all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure mentre Lea e Stella fanno ritorno a Milano.                                                                        Qui Lea viene arrestata l’8 novembre presso la Comunità Ebraica di via Guastalla 19, dove era andata a prendere un piccolo sussidio di vedovanza; quel giorno un gruppo di nazisti in borghese, capeggiati da Otto Koch, irrompe negli uffici e arresta una quindicina di persone. Rinchiusa a San Vittore parte il 6 dicembre 1943 (Trasporto n.12) per Auschwitz, dove giunge l’11 dicembre. Non si conosce la data della sua morte.

La figlia Stella, rimasta sola, in un primo momento trova rifugio nella casa dello zio Salomone e successivamente viene nascosta e quindi salvata da una famiglia milanese.

Sara invece, ignara della sorte della mamma e della sorella, invia una cartolina da Pietra Ligure che però viene intercettata da un delatore (forse la portinaia di via Casella) e questo segna il suo destino. Le SS del Comando di Genova chiedono informazioni alla Stazione dei Carabinieri di Pietra Ligure sulla presenza di Sara all’Ospedale Santa Corona; il 29 dicembre 1943 proprio il Comandante dei Carabinieri, insieme a due SS, si presenta all’ospedale e preleva Sara che in auto viene portata a San Vittore. Parte poi per Auschwitz il 30 gennaio 1944 (Trasporto n.24), dove arriva il 6 febbraio. Non si conosce la data della sua morte.